02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
ECONOMIA ENOICA

Il calo dell’export di vino colpisce non solo le cantine, ma tutto un territorio: il “caso Verona”

Le riflessioni dal “Forum sul futuro del vino” della Camera di Commercio della città dell’Arena. Un -5% di esportazioni “costa” 261 milioni di euro
CALO DI CONSUMI, CAMERA DI COMMERCIO DI VERONA, ECONOMIA, ENOTURISMO, EXPORT, REGIONE VENETO, VALPOLICELLA, VERONA, VIGNETO URBANO, VINITALY, Italia
L’Arena di Verona circondata dai vigneti (fotomontaggio Assoenologi)

“Capitale della Valpolicella”, ma che si affaccia su altri distretti del vino importanti come quelli del Soave e del Lago di Garda, e “capitale del vino italiano”, grazie a Vinitaly, l’evento internazionale di riferimento del settore, Verona, tra le città d’arte italiane più visitate, Patrimonio Unesco, è legatissima al vino per storia, cultura ed economia, perché è il vigneto urbano più grande del Belpaese ed il suo territorio è n. 1 per valore dell’export e della produzione enoica, oltre a guardare all’enoturismo come asset strategico per il futuro. Nella “buona e nella cattiva sorte”, perché, se in fase di espansione l’economia vinicola ha arricchito la città e il suo territorio, ora, nel complesso periodo che il mercato del vino sta vivendo, a risentirne non è solo il bilancio delle cantine. Tanto che, con un calo delle esportazioni ipotetico del -5%, il danno economico per Verona ed il suo territorio ammonterebbe a 261 milioni di euro, mentre con un calo intorno al -7% (come sta avvenendo in questa prima metà 2026), la perdita arriverebbe a 366 milioni di euro. Scenari disegnati dallo studio condotto da Economics Living Lab, spin-off dell’Università di Verona (Dipartimento di Scienze Economiche), ed illustrato, ieri, alla Camera di Commercio di Verona che lo ha commissionato (e che, nelle ipotesi più estreme, prevede danni economici fino a -1,3 miliardi di euro). Una case history, quella di Verona - città che, comunque, vive anche di altri business importanti, dalla logistica alla manifattura, per esempio, e capitale anche della lirica italiana grazie all’Arena - che deve far riflettere in maniera profonda sui possibili impatti di un’ulteriore contrazione del business del vino in territori in cui questo rappresenta il principale, se non l’unico, motore economico.
Un quadro, quello fornito, ieri, dal professor Francesco Pecci nel “Forum sul futuro del vino” (che ha visto sul palco, tra gli altri, Pierluigi Guarise, ad Collis Veneto Wine, Roberta Corrà, dg Gruppo Italiano Vini-Giv, Michele Tessari dell’azienda vitivinicola Ca’ Rugate, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente Federdoc, Alessandro Rossi, National Category Manager wine Partesa, e Paolo Artelio, vicepresidente amministratore Fipe), che tiene conto non solo delle potenziali perdite delle imprese vinicole, ma anche dei fornitori, della comunità che lavora e trae beneficio da un comparto storicamente contraddistinto da un forte valore aggiunto. “Una contrazione della domanda - ha detto Pecci - genera impatti rilevanti non solo diretti, ma soprattutto indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil, e destinati a ripercuotersi sui redditi delle famiglie e sulle entrate fiscali”.
L’analisi dell’impatto si basa sulla matrice di contabilità sociale dell’economia provinciale; a una contrazione dell’export del 5% corrisponde un calo delle vendite di vino pari a 53 milioni di euro che generano una riduzione di oltre 186 milioni di euro sui settori produttivi coinvolti direttamente e indirettamente e una riduzione dei redditi di lavoro e di capitale, che si traducono in una diminuzione della ricchezza prodotta (il Pil) di 75,5 milioni di euro per un totale di oltre 261 milioni di euro. Applicando una riduzione dell’export del 7%, valore assai vicino al saldo dell’export scaligero nel primo trimestre 2026 del settore bevande (dove il vino pesa per oltre il 90%), di -7,4%, la perdita totale per l’economia veronese supera i 366 milioni di euro.
“Verona - ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Paolo Arena - vanta il primato tra le province italiane per export e valore della produzione. A ciò si aggiunge il fenomeno enoturistico, in grado di generare ulteriori benefici e lavoro che dà ulteriore valore a un asset imprescindibile per il nostro territorio. Le difficoltà strutturali che oggi sconta il comparto a livello globale, nazionale e locale ci impongono - ognuno per propria competenza - l’analisi e lo studio di soluzioni che possano salvaguardare uno dei comparti chiave di Verona. È questa la call to action che la Camera rivolge alle istituzioni e alle categorie interessate”. Secondo il Servizio Studi e Ricerca dell’Ente camerale, Verona - una delle città più importanti della Regione Veneto, che sta mettendo a punto la sua legge regionale sull’enoturismo, ha, poi, ricordato l’assessore all’Agricoltura Dario Bond, ndr - rappresenta uno dei principali poli vitivinicoli del Paese, con oltre 7.000 vitivinicoltori, più di 24.000 ettari di superficie vitata, 15 Doc e 5 Docg. Il comparto vitivinicolo veronese genera il 7,9% delle esportazioni provinciali e contribuisce per oltre il 10% all’export nazionale del settore. Ma anche il vino “veronese” si muove in uno scenario complesso per il vino mondiale, con i consumi che, dal 2019 al 2025, sono diminuiti del 16%, attestandosi a 2,2 miliardi di casse da 9 litri, e con consumi attesi ancora in calo del -3% fino al 2029, con una leggerissima crescita solo per i segmenti premium e ultrapremium, che, però, coprono circa il 20% dei consumi, secondo i dati illustrati da Carlo Flamini, dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini-Uiv.
“La Regione Veneto sta lavorando alla legge sull’enoturismo, che nelle intenzioni sarà portata all’esame del Consiglio Regionale tra settembre e ottobre, per dotare il settore di regole più chiare e favorire la crescita delle imprese e dell’accoglienza enoturistica - ha detto Dario Bond, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto - dobbiamo lavorare per valorizzare le nostre aziende, riducendo la burocrazia e dando loro la possibilità di offrire un’accoglienza sempre più completa ai visitatori. L’enoturismo rappresenta un’opportunità importante per il territorio e va sostenuto con strumenti adeguati. Allo stesso tempo dobbiamo interrogarci su come avvicinare le nuove generazioni al mondo del vino, perché le abitudini di consumo sono cambiate e serve un approccio nuovo. Come istituzioni siamo pronti ad ascoltare il territorio e a fare la nostra parte”.
E sulle priorità del comparto è intervenuto anche il presidente Federdoc, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi: “Verona è una capitale del vino e un punto di riferimento per il settore, ma non tutta l’Italia può contare sulle stesse condizioni. Per questo le sfide del comparto vanno affrontate con una visione nazionale. Tra le priorità c’è il tema delle autorizzazioni ai nuovi impianti: dobbiamo chiederci se sia ancora sostenibile continuare ad aumentare ogni anno dell’1% il potenziale vitato o se non sia arrivato il momento di sospendere questo meccanismo per ristabilire l’equilibrio tra domanda e offerta. Anche il tema degli estirpi va affrontato con pragmatismo: in passato sono già stati realizzati con un importante impiego di risorse pubbliche, senza risolvere definitivamente il problema. Dove gli estirpi sono necessari bisogna essere coerenti: se si decide di estirpare, non si può pensare di ripiantare dopo pochi anni. Se lo Stato investe risorse economiche deve farlo per risolvere il problema in modo strutturale, non per rinviarlo. Inoltre, se destiniamo risorse agli estirpi e le sottraiamo alla promozione sui mercati internazionali, rischiamo di commettere un errore. Oggi si stanno aprendo nuove opportunità, dal Mercosur all’Australia, fino al Far East e ad altri mercati emergenti, che richiedono investimenti. Se disperdiamo le nostre risorse, rischiamo di compromettere la capacità di crescita del settore”.
“Il vino non è soltanto un comparto agricolo, ma un motore economico che genera occupazione, turismo, servizi, commercio e valore per tutto il territorio veronese. Proprio per questo la sua tutela - ha concluso Alex Vantini, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona e presidente Coldiretti Verona - non può essere considerata un interesse di categoria, ma una responsabilità condivisa. Di fronte a consumi in calo e a una redditività sempre più compressa delle imprese viticole servono scelte coraggiose lungo tutta la filiera. In questa direzione riteniamo indispensabile bloccare l’aumento dell’1% delle autorizzazioni ai nuovi impianti: se le denominazioni veronesi stanno già dimostrando senso di responsabilità nel contenere il potenziale produttivo, non è ammissibile che in altre aree del Paese si continui ad aumentare le superfici coltivate, alimentando ulteriormente gli squilibri di mercato. Allo stesso tempo è necessario rafforzare il dialogo tra tutti gli operatori della filiera, compreso il mondo della ristorazione, dove in alcuni casi si registrano ricarichi sulle bottiglie che superano il 400% e rischiano di allontanare il consumatore dal vino. Solo facendo sistema e distribuendo il valore in modo più equilibrato potremo garantire competitività, redditività e futuro al settore vitivinicolo veronese”.
Temi e riflessioni che arrivano da Verona, ma che valgono per tutto il vino italiano.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli