Di radicchio rosso in Italia ci sono tante tipologie e sono per lo più raccolte nel Veneto fra Padova, Treviso, Venezia e Verona. Qui si trova il 70% della produzione nazionale, mentre la restante parte si è diffusa fra Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo, Marche e Puglia. Sempre il Veneto ospita le eccellenze di radicchio rosso tutelate dalle Igp: c’è il dolce Radicchio Rosso di Treviso Tardivo e la sua versione Precoce, più compatta e amara; il rotondo Radicchio di Chioggia; il macchiato Radicchio Variegato di Castelfranco e, infine, il Radicchio di Verona, dal cespo ovale e dalle foglie larghe, dove la dolcezza delle larghe venature bianche stempera l’amaro delle foglie rosso scure. Tutte queste cultivar sembrano arrivare da cespi a foglia rossa introdotti in Europa intorno al Quindicesimo secolo e sono quindi selezioni e adattamenti locali effettuate dai contadini nei loro orti. La coltivazione del Radicchio Rosso a Verona era inizialmente familiare; solo nei primi anni del Novecento inizia quella destinata ai mercati (concentrata in Valpolicella nelle zone di Avesa e Quinzano) e solo dopo il secondo conflitto mondiale inizia la sua diffusione estensiva nella pianura a sud di Verona, dove oggi si concentra. Il riconoscimento a Igp è avvenuto nel 2009, mentre il Consorzio è nato nel 2013. Ricco di potassio, contiene anche magnesio, fosforo, calcio, zinco, sodio, ferro, rame e manganese, oltre alle vitamine del gruppo B, C, E e K. Una verdura invernale alleata fondamentale nel combattere i malanni di stagione: la natura sa.
(ns)
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