Manditocai ha una storia romantica dalle ragioni solide. Nasce alla vigilia di quella deliberazione europea del 2006 (conseguente alla diatriba con l’Ungheria) che sancì la prevalenza del territorio sul vitigno nella definizione di un vino, impedendo così al Friuli da lì in avanti di poter chiamare Tocai una delle sue uve più rappresentative. I fratelli Valneo e Antonino Livon capiscono la solennità del momento e decidono di creare un vino che possa mantenere viva un legame durato secoli. Piantano così un vigneto di (dal 2007) Friulano sulla vocata cima della collina di Ruttars a Dolegna del Collio, coperta dalla tipica roccia del Collio (la ponca) e lo chiamano Manditocai: letteralmente un saluto al Tocai (mandi è un buon augurio in lingua friulana, dall’etimologia dibattuta fra lingua volgare e lingua latina); per Livon un “arrivederci Tocai, ti auguro di perdurare e resistere alle intemperie”. Dopo una fermentazione divisa a metà fra acciaio e barrique di rovere (contenitori in cui resta a maturare per i successivi 8 mesi), nasce un vino che vuole contenere contemporaneità aromatiche, mantenendo vive le tradizionali tecniche di vinificazioni locali. La versione 2023 profuma di mandorla bianca, albedo, ananas, pesca e vaniglia, arricchiti da note di bosso e mirto e di fiori bianchi; il sorso è sapido e pepato, piacevolmente astringente e più gentile nel finale, al sapore di cedro in caramella, salvia e, di nuovo, mandorla bianca.
(ns)
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