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EDITORIALE

Un piccolo “miracolo economico” italiano

In “soli” 30 anni, mentre il Brunello conquistava i mercati del mondo, Montalcino ha costruito uno dei più importanti e redditizi “distretti” del vino mondiale. Un piccolo “miracolo economico” italiano in un “fazzoletto di terra” in cui aziende e politica hanno fatto sinergia e la comunicazione territoriale ha mosso i primi passi, testimoniato dalla rivalutazione record del +1.962% di un ettaro di Brunello negli ultimi 30 anni, secondo un’analisi (commissionata a WineNews) del Consorzio per i 30 anni di “Benvenuto Brunello”, la prima “Anteprima” del vino italiano, nata a Montalcino nel 1992. Che, del resto, è il territorio dove negli ultimi anni, in un fenomeno di merger & acquisitions che monitoriamo (chiaramente come per altre Denominazioni, ndr), si sono registrate più compravendite. Ma gli investimenti non sono solo di capitali. Il Brunello, il bosco, fonte naturale di ricchezza - qui non c’è bisogno di piantare nuovi alberi, per capirsi - e la biodiversità, sono i 3 “tag” di Montalcino da sempre, dalla povertà del Dopoguerra al “fenomeno” mondiale dei suoi vini. Un territorio dove la bellezza dà ricchezza, generando reddito, occupazione ed integrazione (la presenza di stranieri da quasi 70 Paesi è pari al 15,8% della popolazione, il doppio della media italiana), ed un distretto che si “auto-alimenta” grazie ad un indotto che non ha più confini geografici, ma attrae professionalità da tutto il mondo. Il futuro? Se per il Brunello il compito è di preservare tutto questo, proseguendo sulla strada dell’altissima qualità, Montalcino dovrà colmare il “gap” che ha rispetto alla percezione qualitativa dei suoi vini.

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