C’è il pomodoro Siccagno, che viene coltivato in aridocoltura nell’entroterra siciliano, fra Caltanissetta e Palermo, e per questo sviluppa un gusto intenso e ricco, dalla polpa soda e dalla buccia spessa. E c’è il Nero d’avola Siccagno di Arianna Occhipinti: “il mio Nero d’Avola, nato da quell’uva concentrata che appunto si dice Siccagna”. Proviene da viti di 35 anni che crescono a 280 metri di altezza su sabbie chiare e roccia calcarea. Dopo la fermentazione con lieviti indigeni in vasche di cemento e una maturazione di 2 anni in botti grandi di rovere, ne esce un vino che Arianna definisce passionale, pieno di contrasti umani; dall’animo aristocratico dei nobili ma anche malinconico dei poeti. Il Siccagno 2023 è pieno e polposo, dal naso fruttato e floreale, dolce ma ispido e fresco; il sorso è ritmato, con note di tamarindo e spezie balsamiche, generoso di frutti e fiori rossi, con una succosa chiusura di melograno. Si accompagna alla sua versione appassita Passonero, al Frappato di casa, al Cerasuolo di Vittoria Grotte Alte, al Grillo Serracalcara, al SP68 in versione bianca e rossa e, infine, ai 4 vini di Contrada: SM, PT, FL e BB. Un lavoro d’amore, quello di Arianna, in cui il vino è solo il risultato più celebre ma non l’obiettivo, che è sempre stata la sua terra: Vittoria. Che ha cercato di riscattare in questi vent’anni, trasformandola in agricoltura e accoglienza, intrecci di piante e persone.
(ns)
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