Riscoperta come evoluzione. È con questa idea Cavit dà vita a Cum Vineis Sclavis, valorizzando un vitigno storico del Trentino, la Schiava appunto, che nel giro di cinquant’anni è passato dal rappresentare l’80% della superficie vitata in Trentino all’attuale 1,8% a favore di vitigni ritenuti maggiormente redditizi. Mezzo secolo dopo la Schiava, vino rosso agile e versatile si è preso la rivincita. La Schiava infatti è quanto mai in linea con i trend del bere contemporaneo e con le richieste della Gen Z, grazie alla sua gradazione moderata, alla freschezza e alla bevibilità che ben si presta ad accompagnare merende, aperitivi e picnic estivi. Il nome scelto da Cavit per dare forma a questo progetto - Cum Vineis Sclavis - deriva dall’espressione latina con cui si descriveva la forma di allevamento medioevale a filare, dove la vite veniva per così dire schiavizzata, ovvero legata a un supporto fisso per controllare e condizionare la crescita delle vite. Cum Vineis Sclavis di Cavit nasce sulle colline vitate della Valle dell’Adige e della Valle dei Laghi a un’altitudine compresa tra i 250 e i 350 metri, per poi affinato sulle fecce fini, in serbatoi di acciaio inox e in cemento, così da preservarne la fragranza. Di color rubino brillante, la Schiava si presenta al naso con un bouquet floreale e fruttato in cui emergono in particolare aromi di ciliegia, ribes e lampone. Al sorso è fresco e secco.
(Cinzia Meoni)
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