Il Chianti Classico 2023 profuma di frutta rossa fresca, mirto e ginepro, con tocchi floreali e balsamici. In bocca il sorso è fragrante e dalla beva piacevolmente disinvolta, terminando in un finale ben profilato e ancora su toni balsamici. Una delle aziende più affascinanti di tutta la denominazione del Chianti Classico: questa, in estrema sintesi, una definizione possibile per Monsanto, realtà produttiva capace, oggi, di rappresentare il classicismo enoico in una delle sue espressioni più coerenti. Eppure, il suo percorso è cominciato decisamente all’insegna di scelte pionieristiche. Nel 1962, con un progetto quasi incomprensibile per quel tempo: realizzare un vero e proprio Cru a partire dal vigneto “Il Poggio”. Intanto, proprio da quel vino si eliminavano pratiche ormai sorpassate, come il “governo” e l’invecchiamento in legno di castagno (sostituito dal rovere) e, nel 1968, venivano escluse le uve bianche (retaggio dell’antica “ricetta” Ricasoli), per lasciare soltanto Sangiovese e una piccola quota di Canaiolo e Colorino, a comporre il blend finale del Chianti Classico Il Poggio, il primo Cru imbottigliato nel Gallo Nero. Oggi, la cantina, con sede tra le colline di Barberino Val d’Elsa, produce 400.000 bottiglie, in possesso di una rassicurante costanza qualitativa e di una cifra stilistica raffinata e di riconosciuta personalità, che provengono da un’estensione a vigneto di 72 ettari.
(are)
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