C’era una volta in Valpolicella il Recioto, poi il Ripasso, infine l’Amarone. C’erano quindi le uve messe a riposo per aumentarne la concentrazione, da cui ottenere poche bottiglie di un vino dolce destinato agli abbienti. C’erano le sue vinacce, su cui i contadini ripassavano il loro vino quotidiano per renderlo più strutturato. C’era infine il vino più moderno, ottenuto sempre dalle uve appassite ma vinificate a secco, che divenne la fortuna recente del territorio. Ma questa strada piena di tradizione e curiosa sperimentazione è anche piena di sorprese. Proprio lì nel mezzo, infatti sta l’Amandorlato, una via di mezzo fra Recioto (di cui conserva tracce dell’animo dolce) e Amarone (di cui si concede la struttura). Questa ennesima versione della poliedrica produzione enologica della Valpolicella era quasi sparita, ma proprio nel 2025 è stata reintrodotta nel disciplinare. La versione di Domìni Veneti - marchio cui sono dedicati i vigneti più alti dei 245 soci della Cantina di Negrar - è appuntito e profondo, vellutato e salato, dolce di amarena, more e prugne; fresco di sottobosco, liquirizia e pepe; dal finale quasi affumicato.
(ns)
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