L’annata 2023 non è stata facile in vigna, soprattutto per chi è in conduzione biologica come Istine: lunghi periodi di pioggia hanno impedito l’accesso nei filari e dilavato i trattamenti. Una volta tornato il sole, a metà giugno, l’intermittenza delle piogge ha creato quel contesto umido perfetto per la peronospora, che si è mangiata buona parte del raccolto. Per finire, le temperature elevate di fine agosto hanno bruciato i grappoli e mandato in stress idrico le piante. Istine ha subito perdite importanti ma non catastrofiche, anche grazie alla distribuzione dei suoi vigneti: i 27 ettari dell’azienda sono infatti sparsi fra Radda, Gaiole, Lamole e Vagliagli, tutti ad altezze elevate e su suoli prevalentemente rocciosi. Dal 2012 il Sangiovese viene vinificato per vigna di provenienza, formando via via le Gran Selezioni di Vigna Istine e Vigna Casanova dell’Aia (in Radda), Vigna Cavarchione (in Gaiole), Vigna Mezzapiaggia (in Vagliagli) e Elle (in Lamole). Principalmente dai primi tre vigneti proviene il Sangiovese dedicate al Chianti Classico di casa, che fermentano in acciaio e cemento macerando sulle bucce da 3 a 8 settimane, per poi maturare in botti grandi di rovere (e cemento) per un ulteriore anno. Nonostante le difficoltà, la versione 2023 ha profumi nitidi e vivaci di fragola, mirto e buccia di mandarino: il sorso ha aderenza agrumata, polpa piccante e sapida, e un piacevole finale fruttato.
(ns)
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