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LA GRIFFE

Paternoster Doc Aglianico del Vulture Don Anselmo

Su i Quaderni di WineNews
Vendemmia: 2012
Uvaggio: Aglianico
Bottiglie prodotte: 10.000
Prezzo allo scaffale: € 34,00 - 36,00
Proprietà: Famiglia Paternoster
Enologo: Fabio Mecca

Nel 1925 non era una scelta ovvia imbottigliare il proprio vino e venderlo etichettato, soprattutto per una cantina del profondo sud dell’Italia. Anselmo Paternoster, classe 1896, accolse quella sfida e la vinse, appena tornato dalla Grande Guerra. L’Italia viveva un momento difficile, ma lui seppe intravedere un futuro. E così costruì la cantina di Barile, intuendo che doveva vendere il vino con il suo nome. Aveva creato un brand ante litteram. Si vinificava già allora l’Aglianico, ma soprattutto si producevano, con quest’uva, spumanti nella versione asciutta e amabile. Mentre il figlio di Anselmo, Giuseppe (per tutti Pino), classe 1919, studia enologia a Conegliano, l’azienda cresce e i vini e gli spumanti Paternoster si vendono in Italia e si esportano in America, favoriti dalla massiccia emigrazione italiana. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Pino porta la sua esperienza a Barile. Negli anni di Conegliano intuisce che la strada maestra per l’Aglianico è quella del grande rosso da invecchiamento, e, grazie alle botti di rovere costruite per lui dal compagno di studi Giobatta Garbellotto, l’Aglianico del Vulture, diventa, in sostanza, quello che è oggi. Un rosso imponente, di struttura, ma anche di finezza, e comunque di grande longevità. Nel 1985, in pieno “rinascimento” del vino italiano, esordisce il Don Anselmo, la risposta lucana ai Supertuscans, che viene dalla tradizione: Aglianico in purezza, maturato in botti grandi e barrique, per oltre 20 mesi. E se la vendemmia non è all’altezza, non viene prodotto, come è successo per cinque volte nella sua storia. Nel 2006 arriva la nuova cantina, nel podere di Villa Rotondo, mentre quella storica resta come cantina d’invecchiamento. In azienda fa il suo ingresso la nuova generazione, la quarta della famiglia. Si tratta di Vito Paternoster e suo nipote Fabio Mecca, enologo. Anche lui, come il nonno Pino, ha studiato a Conegliano. Il Don Anselmo 2012 possiede il passo del grande vino. I profumi sono complessi e intensamente floreali, mentre la progressione gustativa è solida, saporita e profonda.

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