«Per me la Barbera è d’Asti». Lo dice con convinzione Adriano Grasso, il classico piemontese schivo, poche parole, dritto ai fatti. Biologico nell’anima prima ancora che in etichetta, guarda la luna prima di potare e di imbottigliare. Si definisce un barberofilo convinto. «Credo profondamente che questi terreni siano la sua casa naturale». Siamo a Calosso, tra l’Astigiano e la Langa: oggi colline disegnate dai filari, ieri fondale marino che regala ancora oggi ai suoli una ricchezza minerale unica. Qui Adriano coltiva poco più di sei ettari di filari. Le terre sabbiose e tufacee, leggere e drenanti, costringono la vite a scendere in profondità, a cercare equilibrio strato dopo strato. È una fatica che nel vino diventa finezza, verticalità, precisione. La 2024, annata fresca e piovosa, restituisce una Barbera più slanciata, più elegante, meno muscolare. Una piccola parte del vino, circa il 10%, ha affinato in barrique per sei mesi: un passaggio che aggiunge quel “gheddu” in più, uno slancio che arricchisce in profondità. Fresca e vibrante, con sentori di melograno, piccoli frutti rossi, viola e rosa. Il finale è morbido, armonico, pulito. Adriano la fa assaggiare abbinata alle “friciule”, piccole frittelle salate della tradizione contadina piemontese, preparate con un impasto semplice di farina, acqua e lievito, poi fritte fino a diventare dorate e fragranti. Si possono abbinare con salumi, formaggi o verdure.
(Fiammetta Mussio)
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026




















































































































































































