Sullo spessore di Angelo Gaja c’è poco da aggiungere: rappresenta l’eccellenza assoluta a livello mondiale dell’enologia piemontese, anzi dell’Italia tutta. Merito di un personaggio capace di alzare costantemente l’asticella della qualità sempre più in alto. Lo sguardo di Gaja si è spostato per la prima volta fuori dai confini langaroli nel 1994, proprio con l’acquisizione di Pieve Santa Restituta a Montalcino, nel quadrante sud-orientale della denominazione. Una quarantina di ettari a vigneto posti in in parte attorno alla Pieve ad un’altezza media di 350 metri, dai suoli calcarei, argillosi e sabbiosi a seconda degli appezzamenti (“Santo Pietro”, “Castagno Vecchio”, “Sugarille”, “Pian dei Cerri”), cui si sono aggiunti altre vigne a Torrenieri, a Bolsignano, e - più in alto - a Villa a Tolli. Tre le etichette aziendali: il Brunello di Montalcino (ottenuto prevalentemente dai vigneti sparsi per la denominazione), il Brunello di Montalcino “Sugarille” e il Brunello di Montalcino “Rennina”, dai vigneti della Pieve. Quest’ultimo nella versione 2021, maturata in legno per 24 mesi e per altri sei in cemento, profuma di piccoli frutti rossi ed erbe aromatiche, con accenti speziati e di pietra focaia. In bocca il sorso è polposo, dalla trama tannica densa e sapida e dal finale persistente. Dopo Montalcino sono arrivate Ca’ Marcanda a Bolgheri (1996), nonché la “joint-venture” etnea Idda accanto a Graci (2017).
(fp)
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