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EDITORIALE

Parli di bianco e pensi al Collio

Difficile non pensare al Collio quando si cerca la qualità di un vino bianco italiano: vera e propria “enclave” bianchista tra le più significative d’Italia, è formato da 1.300 ettari a vigneto, che sono spesso i “giardini di casa” di tanti piccoli produttori poggiati sulla “ponca”, il suolo identitario di questo areale, fatto da marne e arenarie stratificate di origine pliocenica. Un territorio che produce 6,6 milioni di bottiglie rivendicate a Doc nel 2024, dal focus ampiamente centrato sui vini bianchi (i vitigni a bacca bianca coprono l’88% della superficie vitata della denominazione: Pinot Grigio, Sauvignon, Friulano, Ribolla Gialla e Chardonnay in testa, passando per Pinot Bianco e Malvasia Istriana e Picolit). Un territorio che è, da tempo, tra i più in salute del vino italiano, grazie anche all’appeal dei vini bianchi invecchiati; la cui storia è fatta dai figli dei contadini che sono diventati agronomi ed enologi con gli occhi rivolti alla Mitteleuropa, per i quali Italia e Slovenia sono un unico territorio. Un areale che è unico per tante ragioni (lo racconta il video Winenews premiato in Collio ad Ottobre 2025) fra cui anche alla sua collocazione di confine nell’estremo Nord-Est d’Italia. Un crocevia denso di conflitti, rese e convivenze; di popoli e di culture; dove si parla italiano, friulano e sloveno tra gli antichi vigneti e i piccoli borghi - da Cormòns a Capriva del Friuli, da Dolegna del Collio a Farra d’Isonzo, da Mossa a San Floriano del Collio, da San Lorenzo Isontino a Gorizia - ma anche tra arte, castelli, musei e alberi monumentali, di cui il Friuli vanta il primato in Italia. Crocevia, infine, di intrecci enogastronomici. Una ricchezza ineguagliabile, che il progetto istituzionale PromoTurismo FVG - con la formula “Io sono Friuli Venezia Giulia” - riesce a veicolare da anni con successo, e che il Consorzio Collio ha enfatizzato, di recente, con l’evento “Collio Evolution”, creando un nuovo interesse verso la denominazione.

(fp)

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